Sostenibilità: storie di spread e junk bond

Ottobre 2018

Anno  VI – n. 23

Alcune settimane fa, a Roma, è stato presentato il primo Rapporto Auditel-Censis che ha scattato un’istantanea della società italiana e dei suoi cambiamenti con particolare attenzione alle abitudini delle famiglie. I dati e le conseguenti analisi evidenziano una situazione, a mio avviso, preoccupante: il 97,1% delle famiglie possiede un televisore contro il 48,1% (14 milioni di famiglie) che possiede invece un pc portatile, il 26,4% che possiede il tablet e il 22,1% il pc. I telefoni cellulari sono presenti in oltre il 95% delle famiglie e la connessione al web è ormai capillare e coinvolge anche gli anziani
con ben il 49,6% delle famiglie che dispone di una connessione a banda larga. Ma il dato che più di tutti lascia senza fiato è quello relativo ai minori che risultano essere autentici precoci digitali: nella fascia d’età 4-10 anni, il 17,6% ha il cellulare, il 6,7% utilizza il pc fisso, il 24,2% il portatile, il 32,7% il tablet e il 49,2% è connesso al web. Lo smartphone è utilizzato dalla quasi totalità dei membri delle famiglie, trasversalmente alla condizione socioeconomica, ma per se stessi e non in fruizione collettiva; sono addirittura 28 milioni, poi, gli utilizzatori notturni che lo hanno eletto ad inseparabile
partner sin nel proprio letto. A trarre le conclusioni viene da piangere e le mie non lasciano scampo: parliamo sempre meno, siamo sempre più soli, rischiamo di perdere persino la capacità di giudizio e l’indipendenza intellettuale oltre a tutte le magnifiche opportunità di socializzazione. E se abbiamo qualche piccolo risparmio lo utilizziamo per comprarci il cellulare o, peggio, un insignificante spazio sul web dove raccontare a perfetti sconosciuti che cosa abbiamo mangiato o quanto siamo felici.

(P.Gregori; “Connessi ma disconnessi” editoriale)