Sostenibilità: una moda o una necessità?

Luglio 2019

Anno  VII – n. 26

Il mistero dei consumi che non ripartono non può essere spiegato solo dai redditi stagnanti e dall’incertezza. C’è lo zampino anche dell’egopower. Lo rileva il Censis dalla ricerca “Miti dei consumi, consumo dei miti”. «Se la società è incattivita e ostile, allora tanto vale pensare a me stesso e alla mia famiglia»: ecco la radice egoistica dell’egopower. E l’uso delle piattaforme digitali lo amplifica a dismisura: sono 9,7 milioni gli Italiani «compulsivi» nell’uso dei social network, 12,4 milioni sono «pragmatici», cioè li usano per ampliare i propri circuiti relazionali, e 13,2 milioni sono «spettatori», nel senso che con regolarità leggono i post e guardano le foto degli altri, ma intervengono poco o per niente in prima persona. Per catturare mente, cuore e portafoglio del nuovo consumatore, quindi, occorre inseguirlo nel suo tour tra i diversi canali di comunicazione. Nell’ultimo anno 23,7 milioni di persone hanno acquistato un prodotto o un servizio perché ne hanno visto o sentito la pubblicità su tv, radio, giornali o riviste, 18 milioni perché ne hanno visto o sentito la pubblicità sui social network, 7,7 milioni perché consigliati da un influencer su blog. Ma cosa compra il consumatore ego(social)power? Acquista prodotti che lo fanno stare bene, che gli consentono di dire qualcosa di sé e che lo gratificano nella convinzione che tramite quei consumi agisce per rendere il mondo migliore. La logica «compro di più di tutto» è tramontata, vince una rigorosa selezione dei prodotti, acquistati in un mix di razionalità, emozioni e diffidenza generata, quest’ultima, proprio dall’egopower che rende il consumatore vulnerabile all’ospite inatteso e sgradito delle fake news.

(P.Gregori; “I consumi nell’era dell’egopower” editoriale)