La digitalizzazione cambia la finanza

Rivoluzione copernicana

Aprile 2014

TRIMESTRALE – Anno II – n. 5

Ha toccato quota 42 la percentuale di giovani disoccupati under trenta e, in assoluto, 13 quella del “popolo cerca lavoro”. Per il nostro Paese si tratta oramai di una situazione fuori controllo e i correttivi applicati finora, compresa la Legge Fornero, non hanno funzionato come ci si aspettava. In questa desolante ricerca di uno stipendio a fine mese pare andare contro corrente la “professione” del venditore dove l’offerta è quasi sempre superiore alla domanda. Le reti commerciali di piccole e grandi aziende non conoscono esodati, prepensionamenti, cassa integrazione né hanno mai chiesto l’intervento degli ammortizzatori sociali. Non fa eccezione la finanza.
Eppure, tra i sessantenni, oggi genitori di ragazzi che non arrivano alle trenta primavere, l’antico mestiere del venditore sembra essere, nella migliore delle ipotesi, ancora un ripiego in attesa di qualcosa di meglio piuttosto che un investimento su
un futuro ricco di soddisfazioni e sicurezza economica. Ricordo perfettamente ciò che mi disse a metà degli anni Ottanta il direttore commerciale del gruppo assicurativo per il quale vendevo polizze vita: “Impara bene l’arte del vendere perché non rimarrai mai senza lavoro”. E quelli erano ancora gli anni in cui dominavano il multi level, la catena di S. Antonio e la cosiddetta vendita porta a porta che almeno giustificavano la diffidenza finanche la repulsione di mamma e papà verso il lavoro di piazzista. Non esistevano i social network, i pc portatili e i cellulari iniziavano ad affacciarsi timidamente sul mercato. Io, ad esempio, utilizzavo un motorola ad apertura portafoglio con un’antenna estraibile da 20 centimetri.
Ora i tempi sono molto diversi e anche il lavoro di venditore è cambiato: da piazzista a professionista. La globalizzazione e le nuove tecnologie ne hanno favorito il cambiamento, che ha portato in dote sacrificio e studio, competenza tecnica, continua formazione ed aggiornamento, conoscenza delle dinamiche sociali e relazionali.
Ciò che fa fatica a cambiare è la percezione di mamma e papà ancorata all’immagine del venditore degli anni Ottanta. Una cosa però è certa: sono passati più di vent’anni da quando ho iniziato il mestiere del venditore e non ho avuto ancora modo né motivo per smentire il mio vecchio direttore commerciale.

(P.Gregori; “Ve(n)dere oltre la crisi” editoriale)

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