La Sim che guarda al futuro

Gennaio 2014

TRIMESTRALE – Anno I – n. 4

Nella mia famiglia c’era una regola: se alle scuole superiori mi promuovevano il premio era una vacanza estiva spensierata, se mi bocciavano o mi “rimandavano a settembre” ero costretto ad andare a lavorare tre mesi ed addio al sole, al mare e agli amici. Beh, io d’estate non ero mai abbronzato. Alla fine il diploma lo presi ugualmente ma, diversamente dai miei coetanei, avevo già un curriculum lavorativo invidiabile.
Alla fine degli anni Ottanta le possibilità per un ragazzo di lavorare d’estate c’erano, ma spesso si limitavano al facchinaggio. L’alternativa era la vendita di prodotti e poiché di faticare fisicamente non ne avevo proprio voglia (bisogna provare per capire, soprattutto con il caldo), mi ritrovavo ogni estate a fare il piazzista. Erano gli anni della vendita “porta a porta” e dell’improvvisazione ma già si parlava di strutture piramidali e di incentivi. La regola era una sola: chi più vendeva, più guadagnava.
Ricordo che ogni mattina il pulmino della ditta grossista ci “sbarcava” in una zona della città e alla sera tornava a riprenderci. Io vendevo scatole di cerotti nei giardini pubblici. Ne avevo di due tipi: quelle che costavano 3.000 lire (provvigione 500 lire) e quelle che costavano 1.500 lire (provvigione 750 lire). L’unica differenza reale tra i prodotti era che i più economici si staccavano in giornata mentre gli altri rimanevano appiccicati più a lungo. Cosa vendere?
Bel conflitto. A distanza di 25 anni da quelle interminabili estati continuo a fare il piazzista anche se non vendo più cerotti e mi capita ancora di sentirmi assalito dal conflitto d’interesse. Penso allora all’esperienza dei giardini pubblici, di quando avevo appena diciotto anni ed alla scelta che feci di guadagnare meno ma vendere qualità. Non esistono scorciatoie, ancora meno compensi facili. Esiste solo il rapporto con il tuo cliente e soprattutto qualcuno che ti lascia libero di gestirlo nel modo che pensi migliore. Morale? A me gli esami di settembre sono serviti a qualcosa.

(P.Gregori; “L’esame del cerotto” editoriale)

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